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Rannalta HaettuIl Reame delle cazzate che risiedono nel mio cervello malato February 14 PrologoEcco il prologo di una storia che sto, lentamente, scrivendo.
E alla fonte della saggezza incontrai Odino. Cercava il suo occhio. Quello che diede a Mimir, il padrone della fonte, in cambio della saggezza. Mimir che secondo i meglio informati si è dato alla ristorazione. Pare abbia aperto un ristorantino chic dalle parti di Åsgård. Menu italiano a quanto sembra. Ottimi vini toscani. E ottimo servizio, gestito da delle belle fanciulle nordiche dagli occhi verdi. Peccato solo che ogni tanto Tor combini un po’ di casini quando è alticcio. Tornando ad Odino. Vuole indietro l’occhio e riconsegnerebbe volentieri la saggezza al proprietario. Dice che non serve a nulla, se non a complicarsi la vita. Nemmeno tra gli dèi la saggezza è vista di buon occhio. E non serve certo a garantire una posizione di prestigio. Meglio avere dell ottime conoscenze. Tanto tra gli dèi quanto tra gli umani. E devo dire che nemmeno tra i mortali le cose sono migliori da questo punto di vista. Era un po’ sfiduciato, non sa più dove cercare dei nuovi fedeli e non vede un bel futuro davanti a sè. Neppure Huginn e Muninn se la passano molto bene. Huginn, la memoria, è molto triste perchè sempre di meno sono coloro che fanno buon uso della memoria. Muninn, la parola, dice che si abusa un po’ troppo della capacità locutoria. Ci siamo fatti un paio di pinte di idromele in una locanda della zona. Terra di passaggio per dèi, eroi, demoni e semplici cazzeggiatori. Lascio a voi indovinare a quale categoria appartengo. Non c’era molta gente, anche perchè era metà pomeriggio, ma tra gli avventori ho subito riconosciuto Maha Kali, la dea madre. Era avvinghiata con le sue sei braccia ad una bottiglia di Koskenkorva, ottima vodka finlandese. Non se la passa bene nemmeno lei, mi disse. Non sapevo bevesse, mi ha detto che è stato Ilmarinen, il fabbro eterno della mitologia finnica, abilissimo inventore e sfigatissimo in amore. Ilmarinen che arriva subito, sempre più depresso per il fatto che la Vergine di Pohjola non gliela da. E lui continua a costruire i mitici Sampo. Come richiesto dalla madre della Vergine di Pohjola. Che cosa è un Sampo, vi chiederete. Bene, nessuno lo sa. Non tra gli umani. Nè tra gli dèi. Nemmeno lo stesso Ilmarinen sa dire con precisione cosa sia. Sappiamo solo che li costriusce bellissimi. E anche resistenti ai venti più freddi. Penso che nemmeno gli Elivagar, i fiumi infernali norreni possano intaccare la perfezione del Sampo. Peccato non sapere cosa sia. Nè l’utilità. Almeno nel mondo degli affari le cose vanno bene ad Ilmarinen, che col fido amico di lunga data Väinämöinen, il guru dell’epopea mitica finnica, gestiscono una potente industria nel settore delle comunicazioni. La Aikon, leader mondiale del settore. E penso che prima o poi andrò a trovarli. Visto che pure io sono alla caccia della mia personale Vergine di Pohjola. Ma se arriva dalla Carelia va bene lo stesso. Uscendo dalla locanda mi imbattuto in tre vecchie conoscenze. Purtroppo. Jarovit, Ares e Marte. Ovvero i signori della guerra. Dei Bush in formato divino. Oltre ad essere abbastanza incazzosi, hanno anche la tendenza alla ubriacatura molesta. Molto molesta. Ricordo diverse serate finite a fraccasare cranii e squartare le anime dei malvagi. Strano però che con loro non ci sia Tor. Chiedo appunto come mai il signore della guerra nordico non sia con loro. E come da mio sospetto ricevo la notizia che è a casa in hangover.....
Pohjalla tuli. January 07 Il Baule, capitolo 1Era un baule. Vecchissimo. Abbandonato chissà da
quanti anni in soffitta. O era una cantina? Non ricordo bene, è passato così
tanto tempo oramai. Ma il ricordo non è svanito. Ma non è importante questo
dettaglio. Anche se spesso sono i dettagli a fare la differenza. A fare la
storia. Ma non questa, di storia. Non si è mai saputo da dove arrivasse il
baule. Si sapeva solo che era lì, oramai da generazioni. E si narra che in ogni
casa che si rispetti c’è un siffatto baule. Addirittura alcuni dicono che c’è un
baule per ogni persona sulla terra. Ma forse sono solo dicerie. Ma spesso le
dicerie hanno un fondo di verità. E forse scopriremo se anche noi abbiamo un
baule in casa leggendo questo racconto. Che poi nient’altro è che una
narrazione di qualcosa di reale. O forse non è reale. Chi sa, a dirla tutta
dire cosa è realtà e cosa finzione? Torniamo al tempo degli avvenimenti.
Descrivere come era fatto il baule è molto semplice. Tutti i bauli sono uguali.
Delle grosse scatole di legno. Ammuffite ma non per questo rotte. Non si capiva
più nemmeno bene che colore avesse in origine. Era logorato dagli anni, forse
dai secoli, e per questo scolorito. O forse era stato qualcos’altro a
logorarlo. Quello che conteneva, per esempio. Resta il fatto che non aveva un
bell’aspetto. Trasandato, sbuffante polvere da ogni angolo, scricchiolante in
ogni sua giuntura. E pesante al solo vedersi. Ma nonostante questo
affascinante, di un fascino che solo le cose antiche, derelitte possono
permettersi. Un fascino misterioso, intrigante, che metteva in soggezione.
Faceva anche paura per queste sue caratteristiche, era come se fosse dotato di
occhi. E di orecchie. E probabilmente lo era, visto che sapeva parlare. Ma non
parlava la lingua che tutti noi utilizziamo quotidianamente. Utilizzava un
linguaggio universale, nato all’alba dei tempi. Linguaggio senza suoni. E
soprattutto aveva facoltà motorie, sapeva muoversi. E il suddetto baule era
abile nello spostarsi. Silenziosamente e malignamente. Fu così che mi seguì
lungo i miei spostamenti nel corso degli anni. Inizialmente non feci troppo
caso al fatto che in soffitta, o in cantina, ci fosse sempre un baule, spesso
seminascosto, impolverato, un po’ scassato. Ma con gli anni iniziai a trovarlo
familiare, come un volto conosciuto, spaventoso nella sua semplicità di baule.
Mi aveva già da anni corrotto con le sue storielle, che altro non sono che il
passato. Il nostro passato. Nel baule finisce tutto quello che facciamo,
vediamo, sentiamo. Ma anche quello che proviamo. Quello che sogniamo. E anche
incubi, ossessioni e illusioni. E demoni. Mi sono sempre chiesto come mai il
baule non si potesse chiudere. Semplice, non si possono cacciare per sempre le
esperienze passate. Non si possono cancellare. Nemmeno la morte può farlo. E
quindi si accumulano. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. E il baule è
capiente. C’è sempre spazio per qualcosa di nuovo. Ma ciò che il mio baule
faceva di particolare era il sussurrare. Cosa mai poteva sussurrare? Piccole
storie andate. Piccole cose successe. Faceva riemergere tutto quello che avevo
vissuto. Senza che lo avessi chiesto. Deja-vu. Mi apparivano come dei deja-vu
notturni i suoi sussurrii melliflui. E assieme alle parole venivano evocati i
demoni. Quei demoni tanto difficili da combattere. Impossibili da sconfiggere.
Con cui si può solo arrivare a una difficile convivenza. Proprio come non ci si
può disfare del baule. Che è sempre lì. Col suo carico di cose belle e brutte.
Il carico di una vita. Il carico delle vite di tutti noi, perchè tutti noi
abbiamo un tale baule, da qualche parte. I più fortunati ne ignorano
l’esistenza, molti sono riusciti a nasconderlo bene nelle cantine. Ma per molti
altri è sempre lì. Vicino. Asfissiante. E più si cerca di fuggire da esso, più
lui ci arriva vicino. Con calma, con la tranquillità di chi sa che il tempo è
dalla sua parte. continua... December 29 Rannalta HaettuAvaa suoneni December 24 Hyvää JouluaBuon natale. A chi non ha una famiglia. A chi non ha da mangiare. A chi è malato. A chi è bombardato senza colpe. A chi non ha una casa. A chi non ha un lavoro. A chi non riceve un regalo. A chi non riceve un sorriso. A chi non ha un futuro. A chi viene sfruttato per produrre i regali che noi compriamo col sorriso sulla bocca. A chi è stata rubata l’infanzia. E penso che costoro non sappiano nemmeno cosa sia il natale. E non penso interessi loro molto. E poi dal 27 ci toglieremo le maschere sorridenti che in questi giorni portiamo. Smetteremo di essere felici per il semplice motivo che è natale e dobbiamo farlo. Torneremo ad essere noi stessi. E se qualcuno è veramente felice in questo periodo, non ha bisogno di dimostrarlo andandosene in giro con un sorriso a 32 denti. Lo dimostra coi piccoli gesti, con gli sguardi a coloro cui vuol bene veramente. Senza ostentare nulla. E anche i regali son qualcosa cui si può rinunciare. Soprattutto se sono regali forzati. Eppoi cosa c’è di più bello di un regalo inaspettato, lontano da una ricorrenza, fatto a una persona cui si vuol bene e per questo indipendente da una data. Se si vuole bene a qualcuno, non serve il natale o il compleanno per ricordarsene. PasiNovember 09 signora delle tenebrebenvenuta cara principessa. benvenuta nel mio
mondo, tu che vieni da lontano. dalle lontane gelate terre di una altra
dimensione. dove non esiste dolore. nè paura. nè sofferenza. dove tutti sono
uguali, allo stesso livello. nessun obbligo, nessun dovere. benvenuta o mia
signora delle tenebre. so che il viaggio che hai intrapreso è lungo e senza
sosta. quindi entra nella mia umile dimora e riposati. trova ristoro al mio
mortale banchetto. poi riparti quando più desideri. e torna pure, le mie porte
son sempre aperte. sai che su di me puoi contare. forgiati fummo in egual modo.
ma a me triste destino fu concesso. immortale in mortal dimora. fare amicizie
ed innamorarsi per poi perder tutto. e il più triste è il dimenticar i nomi dei
propri amati. sperando di poter un giorno lasciar questa dolorosa dimora. e
tornare tra i miei simili. oppure ricever la mortalità degli umani. e come loro
ricever la tua visita. ma solo una volta. positivo anche oggi ;) |
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