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    February 14

    Prologo

    Ecco il prologo di una storia che sto, lentamente, scrivendo. E alla fonte della saggezza incontrai Odino. Cercava il suo occhio. Quello che diede a Mimir, il padrone della fonte, in cambio della saggezza. Mimir che secondo i meglio informati si è dato alla ristorazione. Pare abbia aperto un ristorantino chic dalle parti di Åsgård. Menu italiano a quanto sembra. Ottimi vini toscani. E ottimo servizio, gestito da delle belle fanciulle nordiche dagli occhi verdi. Peccato solo che ogni tanto Tor combini un po’ di casini quando è alticcio. Tornando ad Odino. Vuole indietro l’occhio e riconsegnerebbe volentieri la saggezza al proprietario. Dice che non serve a nulla, se non a complicarsi la vita. Nemmeno tra gli dèi la saggezza è vista di buon occhio. E non serve certo a garantire una posizione di prestigio. Meglio avere dell ottime conoscenze. Tanto tra gli dèi quanto tra gli umani. E devo dire che nemmeno tra i mortali le cose sono migliori da questo punto di vista. Era un po’ sfiduciato, non sa più dove cercare dei nuovi fedeli e non vede un bel futuro davanti a sè. Neppure Huginn e Muninn se la passano molto bene. Huginn, la memoria, è molto triste perchè sempre di meno sono coloro che fanno buon uso della memoria. Muninn, la parola, dice che si abusa un po’ troppo della capacità locutoria. Ci siamo fatti un paio di pinte di idromele in una locanda della zona. Terra di passaggio per dèi, eroi, demoni e semplici cazzeggiatori. Lascio a voi indovinare a quale categoria appartengo. Non c’era molta gente, anche perchè era metà pomeriggio, ma tra gli avventori ho subito riconosciuto Maha Kali, la dea madre. Era avvinghiata con le sue sei braccia ad una bottiglia di Koskenkorva, ottima vodka finlandese. Non se la passa bene nemmeno lei, mi disse. Non sapevo bevesse, mi ha detto che è stato Ilmarinen, il fabbro eterno della mitologia finnica, abilissimo inventore e sfigatissimo in amore. Ilmarinen che arriva subito, sempre più depresso per il fatto che la Vergine di Pohjola non gliela da. E lui continua a costruire i mitici Sampo. Come richiesto dalla madre della Vergine di Pohjola. Che cosa è un Sampo, vi chiederete. Bene, nessuno lo sa. Non tra gli umani. Nè tra gli dèi. Nemmeno lo stesso Ilmarinen sa dire con precisione cosa sia. Sappiamo solo che li costriusce bellissimi. E anche resistenti ai venti più freddi. Penso che nemmeno gli Elivagar, i fiumi infernali norreni possano intaccare la perfezione del Sampo. Peccato non sapere cosa sia. Nè l’utilità. Almeno nel mondo degli affari le cose vanno bene ad Ilmarinen, che col fido amico di lunga data Väinämöinen, il guru dell’epopea mitica finnica, gestiscono una potente industria nel settore delle comunicazioni. La Aikon, leader mondiale del settore. E penso che prima o poi andrò a trovarli. Visto che pure io sono alla caccia della mia personale Vergine di Pohjola. Ma se arriva dalla Carelia va bene lo stesso. Uscendo dalla locanda mi imbattuto in tre vecchie conoscenze. Purtroppo. Jarovit, Ares e Marte. Ovvero i signori della guerra. Dei Bush in formato divino. Oltre ad essere abbastanza incazzosi, hanno anche la tendenza alla ubriacatura molesta. Molto molesta. Ricordo diverse serate finite a fraccasare cranii e squartare le anime dei malvagi. Strano però che con loro non ci sia Tor. Chiedo appunto come mai il signore della guerra nordico non sia con loro. E come da mio sospetto ricevo la notizia che è a casa in hangover..... Pohjalla tuli.
    January 07

    Il Baule, capitolo 1

    Era un baule. Vecchissimo. Abbandonato chissà da quanti anni in soffitta. O era una cantina? Non ricordo bene, è passato così tanto tempo oramai. Ma il ricordo non è svanito. Ma non è importante questo dettaglio. Anche se spesso sono i dettagli a fare la differenza. A fare la storia. Ma non questa, di storia. Non si è mai saputo da dove arrivasse il baule. Si sapeva solo che era lì, oramai da generazioni. E si narra che in ogni casa che si rispetti c’è un siffatto baule. Addirittura alcuni dicono che c’è un baule per ogni persona sulla terra. Ma forse sono solo dicerie. Ma spesso le dicerie hanno un fondo di verità. E forse scopriremo se anche noi abbiamo un baule in casa leggendo questo racconto. Che poi nient’altro è che una narrazione di qualcosa di reale. O forse non è reale. Chi sa, a dirla tutta dire cosa è realtà e cosa finzione? Torniamo al tempo degli avvenimenti. Descrivere come era fatto il baule è molto semplice. Tutti i bauli sono uguali. Delle grosse scatole di legno. Ammuffite ma non per questo rotte. Non si capiva più nemmeno bene che colore avesse in origine. Era logorato dagli anni, forse dai secoli, e per questo scolorito. O forse era stato qualcos’altro a logorarlo. Quello che conteneva, per esempio. Resta il fatto che non aveva un bell’aspetto. Trasandato, sbuffante polvere da ogni angolo, scricchiolante in ogni sua giuntura. E pesante al solo vedersi. Ma nonostante questo affascinante, di un fascino che solo le cose antiche, derelitte possono permettersi. Un fascino misterioso, intrigante, che metteva in soggezione. Faceva anche paura per queste sue caratteristiche, era come se fosse dotato di occhi. E di orecchie. E probabilmente lo era, visto che sapeva parlare. Ma non parlava la lingua che tutti noi utilizziamo quotidianamente. Utilizzava un linguaggio universale, nato all’alba dei tempi. Linguaggio senza suoni. E soprattutto aveva facoltà motorie, sapeva muoversi. E il suddetto baule era abile nello spostarsi. Silenziosamente e malignamente. Fu così che mi seguì lungo i miei spostamenti nel corso degli anni. Inizialmente non feci troppo caso al fatto che in soffitta, o in cantina, ci fosse sempre un baule, spesso seminascosto, impolverato, un po’ scassato. Ma con gli anni iniziai a trovarlo familiare, come un volto conosciuto, spaventoso nella sua semplicità di baule. Mi aveva già da anni corrotto con le sue storielle, che altro non sono che il passato. Il nostro passato. Nel baule finisce tutto quello che facciamo, vediamo, sentiamo. Ma anche quello che proviamo. Quello che sogniamo. E anche incubi, ossessioni e illusioni. E demoni. Mi sono sempre chiesto come mai il baule non si potesse chiudere. Semplice, non si possono cacciare per sempre le esperienze passate. Non si possono cancellare. Nemmeno la morte può farlo. E quindi si accumulano. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. E il baule è capiente. C’è sempre spazio per qualcosa di nuovo. Ma ciò che il mio baule faceva di particolare era il sussurrare. Cosa mai poteva sussurrare? Piccole storie andate. Piccole cose successe. Faceva riemergere tutto quello che avevo vissuto. Senza che lo avessi chiesto. Deja-vu. Mi apparivano come dei deja-vu notturni i suoi sussurrii melliflui. E assieme alle parole venivano evocati i demoni. Quei demoni tanto difficili da combattere. Impossibili da sconfiggere. Con cui si può solo arrivare a una difficile convivenza. Proprio come non ci si può disfare del baule. Che è sempre lì. Col suo carico di cose belle e brutte. Il carico di una vita. Il carico delle vite di tutti noi, perchè tutti noi abbiamo un tale baule, da qualche parte. I più fortunati ne ignorano l’esistenza, molti sono riusciti a nasconderlo bene nelle cantine. Ma per molti altri è sempre lì. Vicino. Asfissiante. E più si cerca di fuggire da esso, più lui ci arriva vicino. Con calma, con la tranquillità di chi sa che il tempo è dalla sua parte.

    continua...
    December 29

    Rannalta Haettu

    Avaa suoneni
    Suoneni suruillesi
    Myrkytän omani
    Suru laineiksi
    Laineet järviksi
    Suru soi
    Läpi elon elämä harhaili
    Eli itsesu
    Sivuillasi vesi
    Vesi vapaa
    Sivuillasi se kesii
    Rannalta kivi
    Haettu kivi
    Kivi yllesi nyt
    Kivisyys luonani
    Kanssani kivi
    Runo kiven


    Tenhi, dall'album Maaäet
    ecco da dove arriva il titolo di questo blog
    la stessa band fornisce una traduzione del testo in inglese, traduzione non letterale:

    Open my veins for your sorrow
    Poison seeps into
    Waving like a lake
    Into strangest heavens
    Thru life shun
    Free waters
    Waters heave
    Free they seem
    From this shore a stone
    Laid on your shoulders
    The stone's poem is mine



    e devo dire che mi piacerebbe essere in questo momento su una spiaggia, nei mari del Nord Europa, con un po' di aria gelida a ricordarmi che sono vivo. Una spiaggia lunga, senza scogli, con il mare increspato e freddo di fronte. Ah, che bello sarebbe........magari un giorno......

    Pasi

    December 24

    Hyvää Joulua

    Buon natale. A chi non ha una famiglia. A chi non ha da mangiare. A chi è malato. A chi è bombardato senza colpe. A chi non ha una casa. A chi non ha un lavoro. A chi non riceve un regalo. A chi non riceve un sorriso. A chi non ha un futuro. A chi viene sfruttato per produrre i regali che noi compriamo col sorriso sulla bocca. A chi è stata rubata l’infanzia. E penso che costoro non sappiano nemmeno cosa sia il natale. E non penso interessi loro molto. E poi dal 27 ci toglieremo le maschere sorridenti che in questi giorni portiamo. Smetteremo di essere felici per il semplice motivo che è natale e dobbiamo farlo. Torneremo ad essere noi stessi. E se qualcuno è veramente felice in questo periodo, non ha bisogno di dimostrarlo andandosene in giro con un sorriso a 32 denti. Lo dimostra coi piccoli gesti, con gli sguardi a coloro cui vuol bene veramente. Senza ostentare nulla. E anche i regali son qualcosa cui si può rinunciare. Soprattutto se sono regali forzati. Eppoi cosa c’è di più bello di un regalo inaspettato, lontano da una ricorrenza, fatto a una persona cui si vuol bene e per questo indipendente da una data. Se si vuole bene a qualcuno, non serve il natale o il compleanno per ricordarsene.

    Pasi
    November 09

    signora delle tenebre

    benvenuta cara principessa. benvenuta nel mio mondo, tu che vieni da lontano. dalle lontane gelate terre di una altra dimensione. dove non esiste dolore. nè paura. nè sofferenza. dove tutti sono uguali, allo stesso livello. nessun obbligo, nessun dovere. benvenuta o mia signora delle tenebre. so che il viaggio che hai intrapreso è lungo e senza sosta. quindi entra nella mia umile dimora e riposati. trova ristoro al mio mortale banchetto. poi riparti quando più desideri. e torna pure, le mie porte son sempre aperte. sai che su di me puoi contare. forgiati fummo in egual modo. ma a me triste destino fu concesso. immortale in mortal dimora. fare amicizie ed innamorarsi per poi perder tutto. e il più triste è il dimenticar i nomi dei propri amati. sperando di poter un giorno lasciar questa dolorosa dimora. e tornare tra i miei simili. oppure ricever la mortalità degli umani. e come loro ricever la tua visita. ma solo una volta.

    positivo anche oggi ;)
    October 29

    Ur rymdens svarta djup

    e rieccomi davanti al pc. questa volta è domenica sera. e per la prima volta posterò delle parole che non provengono dal mio cervello in panne. quindi sono parole decisamente di qualità maggiore.....

    Venivi dall'atrio del cuore
    Portando le chiavi del sole
    Domani faremo l'amore
    E niente potrà mai cambiare

    Di questo rimase il rumore
    D'un sogno che come nel mare
    Si infrange su nere scogliere
    D'un nero che può cancellare

    Si dice che il sogno dell'uomo
    È far si che il proprio domani
    Sia senza calar del Sole
    Ma dimmi com'è senz'amare?

    Ma I sogni son figli del cuore
    Creati in quanto dolore
    Spogliati dalla lor ragione
    Per questo mandati a morire


    ottimista come al solito....ma d'altronde son fatto così, se posso vedo il bicchiere mezzo vuoto. anzi, preferisco svuotarlo se il contenuto è alcoolico. alcuni da ubriachi diventano aggressivi, alcuni molto simpatici, alcuni logorroici, alcuni si prendono la sbronza triste. io di solito mi rilasso. vedo le cose in maniera migliore. o forse è che le vedo offuscate e quindi mi sembrano migliori. Maha Kali. dea indiana. se non sapete chi è andate ad informarvi.

    Nu lyfts värdet mot himmelens rand
    Syndastålet nu frysa luft till is
    Nu livlösa förbli var man, var kvinna
    Domen falla och tystnad härska
    O, rymdens svarta djup...
    O, rymdens svarta djup...

    altra bordata di ottimismo, ma almeno questa la capiranno in pochi. forse nessuno. il caos regna sovrano qui nella scatola cranica del Pasi. un caos tutto sommato razionale. e poi che palle l'ordine, molto meglio il disordine. perdersi. perdere. trovare. trovarsi.

    Pasi

    October 15

    Ubi maior, minor cessat

    ed eccoci nel solito mondo paranoico, sulla lunga strada che porta verso il nulla, inseguito da scheletri, sogni, incubi, debiti e quant'altro. ghigni beffardi ad ogni angolo. un vento gelido a ricordarmi che sono vivo e che non sto dormendo. lugubri sguardi che sbucano dal terreno sotto i miei piedi. sangue caldo che sgorga da orecchie appese agli alberi rinsecchiti ai bordi del sentiero. pietre che raccontano storie vecchie di secoli. draghi con la gola infiammata. pesci fuor d'acqua. elefanti rosa con un cocktail in mano. coccodrilli albini. un orrido olezzo nauseabondo che viene dalle caverne. corvi loquaci pronti a distrarmi dal cammino. un gufo a indicare la strada di notte. la luna ubriaca che spesso non si presenta in cielo. il sole torrido. le nubi cariche di odio e disperazione. il mare che grida. i ghiacci che sussurrano le più terribili storie di morte. gli alberi che cercano di catturarmi con le loro secche braccia. entrare in un incubo è semplice, per uscirne serve trovare la chiave. che è nascosta in un vecchio baule. in una vecchia soffitta. in una vecchia casa. in un vecchio mondo. che non esiste più. tornare indietro nel tempo. trovare la chiave. e scoprire che non si può più uscire dall'incubo. scatole cinesi. cercare. cercare. non trovare. cercare ancora. perdersi cercando. cercando di perdersi. chi cerca trova. ma chi non cerca non si angoscia. odino appeso ad yggdrasil. odino da mimir. ymir. jormungardr. fenrir. gjallarhorn che ci chiama al nostro destino. il destino che possiamo decidere. se siamo nati tra gli dei. dei che decidono. strane ombre sul muro. nera signora delle tenebre. nera mietitrice. che bussi una sola volta alle nostre porte. non aprirò. sarò già lontano. volerò lontano. nelle gelide terre dove ogne sentimento è impossibile. congelato sotto metri di ghiaccio. solo il bianco della coltre gelata. e il nero mantello di nostra signora morte alle spalle ad inseguirmi. incubi. rimorsi. angoscie. dolore. gioia. piacere. sogni. tutto assieme in un calderone ribollente. fuoco mai domo che genera dal nostro cuore. e mai si sopisce. rosso. colore del fuoco. e della passione. rosso. colore della sposa innamorata. bianco. colore del ghiaccio. colore della sposa fredda. nero. colore della morte. e della sposa sola. echi lontani. parole gridate altrove che giungono qui sottili. lamenti dal passato che squarciano i nostri timpani. latrati notturni. redenzione impossibile. salvezza negata. dannazione in vita. oblio oltretombale. felicità paradisiaca. paradiso impossibile. passione totale. sangue sacrificale. sesso. amore. sangue. nascita. morte. sangue. sangue. sangue. lacrime. gioia fasulla. dolore falso. sempiterno anelito d'infinito. saggezza. lussuria. corpo nudo femminile nel mio letto. irraggiungiubile. raggiunto. fusione di corpi. perdersi in lei. perdersi reciprocamente nell'altro. fondersi. creazione dalla fusione di nuova essenza. il tuo sangue. il mio sangue. il suo sangue. goccie di latte materno dal tuo seno. pazzia. sanità. benvenuto a casa. finalmente. la nera signora padrona di casa ti aspettava. e ora potrai godere. ansia. viaggio. volare lontano, lontano dove il ghiaccio gela ogni sensazione. o lontano dove il fuoco brucia ogni passione. fuoco sacro. fiamma sempiterna che brucia nel nostro cuore. e mai si spegne. solo che ci dimentichiamo che esista, a volte. ma è sempre lì. a bruciare. gesù cristo è morto per i suoi peccati, non i miei. dio perdona, si dice. perdonare un criminale è assurdo. perdonare chi uccide vuol dire legittimare gli omicidi. chi sbaglia paga. pentimento in punto di morte ridicolo. chi sbaglia si renda consapevole delle proprie colpe. e non chieda perdono. si dovrebbe pensare prima di agire. e non piangere dopo chiedendo pietà. nessuna pietà. nessun perdono. solo i giusti riposeranno in pace. i violenti soffriranno in eterno. dio perdona. una delle illusioni più grandi. se perdona è ingiusto nei confronti di coloro che non hanno nulla da farsi perdonare. pregare dio per cercare aiuto. perchè dovrebbe aiutare qualcuno. e non un altro. sarebbe altrettanto ingiusto. preferisco pensare che esistano divinità antropomorfo non perfette, proprio come noi. la perfezione non esiste. e chi passa la propria vita cercando la perfezione rischia di soffrire dannatamente se compisse un errore. meglio commettere molti errori che compierne solo uno e pentirsene per sempre. la storia. si è ricordati o per le grandi imprese o per le grandi cazzate. molto più semplice compiere delle grandi cazzate. molto più semplice vivere cercando di rispettare gli altri. la natura. senza dover per forza proiettare tutto su una dimensione ultraterrena. dio esiste. dio non esiste. la risposta sta nel mezzo. noi no lo possiamo sapere. potremo scoprire se esiste solo dopo la morte. e non potremo tornare indietro a raccontarlo. e se non esiste non lo sapremo mai. quindi viviamo nel dubbio. un dubbio angosciante se ci si pensa. ma l'angoscia serve a rendere più forti gli spiriti. e la paca si ha quando si realizza che dopo la nostra morte qualcun altro proseguirà su questo pianeta. calpesterà la terra che noi avevamo solcato. respirerà l'aria che ci fece vivere. è un ciclo. è la natura. e non bisogna averne paura. cielo stellato. era da un po' che non lo vedevo. stelle che dalle città non si possono vedere. stelle luminose. stelle antiche. stelle semplicemente stelle. triste non poter alzare gli occhi al cielo ed ammirarle. triste che molti bambini non conoscano la magia delle stelle. triste che non conoscano gli odori della natura. i versi degli animali. ma solo i rumori del traffico. triste crescere tra grigie costruzioni uguali. nel caos. senza poter correre liberi nella natura. mangiare terra e non gas di scarico. sentire l'aria pura in faccia. vedere i colori cambiare durante le stagioni. liberi. felici. e non costretti tra quattro mura spesso anguste. davanti a quell'arma di distruzione di massa chiamata televisione. abusata. utile. ma abusata. e solo sognare di poter correre liberi sotto il cielo stellato in una fresca notte estiva. sotto il dolce manto stellato. che vigila attento. che illumina gli occhi degli innamorati. che indica la strada al viandante. che punisce il peccatore. ma cosa sono i peccati? chi stabilisce cosa è giusto e cosa no? dieci sono i comandamenti. che non portano a nulla. semplici costrizioni che non tengono conto dell'amore. ma sono solo regole arbitrarie. non ammazzare. non l'ho mai fatto. e non credo in dio. non dire falsa testimonianza. non l'ho mai fatto. e non credo in dio. non fornicare. e perchè non dovrei? è meglio mettere al mondo dei figli e poi non amarli o forse è più saggio amare e non creare dolore? non desiderare la sposa d'altri. l'ho fatto. e non mi sento in colpa. il desiderio è parte della condizione umana. basta riconoscerlo e controllarlo. e il desiderio porta all'amore. e se poi è la sposa altru a desidare te? non è più peccato? religioni oppio dei popoli diceva un filosofo. e non aveva tutti i torti. lussuria. avarizia. gola. accidia. ira. superbia. invidia. posseggo un po' di tutto. poca lussuria, purtroppo. e poca superbia. per fortuna. peccare. morire per i propri peccati. si muore molto di più per i peccati altrui. sesso come tabù. monogamia. le specie animali raramente sono monogame. cambiare partner è normale. rimaner fedeli molto più difficile. e poi cosa è la fedeltà? meglio rimanere fedeli ma infelici o cercare la felicità. meglio un rapporto incrinato madido di dolore o una separazione verso la felicità. anche se chi soffre sempre e comunque sono i figli. sia in un caso che nell'altro. forse sarebbe meglio non fare mai promesse di amore eterno. anche perchè l'eternità è un concetto astratto. meglio fare promesse che si possono mantenere. reali. che non esulano nel mondo irrazionale. luminose stelle lontane. sapore di infinita pace. non disperdere il seme. se ami una donna è per procreare. egoistico. amare è amare. non si ama per mettere al mondo dei figli. la qual cosa è semplicemente una opzione. si ama perchè si ama. vedere la donna come procreatrice è egoistico, maschilista e idiota. ma la religione cristiana questo ci ha insegnato. a non disperdere il seme. ma sarebbe meglio non seminare dolore. perdona e sarai perdonato. non è meglio non aver nulla da farsi perdonare? porgi l'altra guancia? perchè? non sarebbe meglio evitare il secondo colpo? armageddon. ragnarokkr. crepuscolo degli dei. fine di un'era. inizio di una nuova età dell'oro. nuove divinità e vecchi simboli. croce celtica. simbolo di luce e ciclicità. simbolo vitale. che la storia recente ha completamente distorto. ora simbolo di morte e disprezzo. lasciate ogni speranza voi ch'entrate. ma allora dio non perdona? e i buoni non credenti che fine fanno? stanno nell'antinferno? allora mi piacerebbe essere lì. con i grandi pensatori dei secoli. pensare è sempre stato pericoloso. perchè si va contro i grandi poteri. e i grandi pensatori hanno sempre subito le conseguenze del loro pensare. avere idee è pericoloso. si scatena l'invidia, l'ira di chi non è in grado di farlo. filosofi mandati al rogo per il semplice motivo di aver dubitato. e quindi pensato. non essersi conformati alla massa ha portato all'ostracismo. globalizzazione fa rima con religione molto spesso. ma non ci si pensa mai. ogni religione vorrebbe che noi si fosse tutti uguali. senza idee. senza pensieri. senza giudizio. senza anima. ma ci fa credere il contrario. ragionare, elucubrare, pensare, ideare. utilizzare la materia grigia fornitaci da madre natura. riflettere. analizzare. anche se pensare porta spesso nel mondo delle angoscie, dei tormenti, delle paure, dei dolori. ma solo conoscendo questo mondo si può accedere a quello delle gioie, delle felicità, dei piaceri, della pace. chi non sa amare non può odiare. chi non sa odiare non può amare. navigare in acque di tempesta, senza sapere se ci sarà un domani. prendere quello che capita. per gioire ogni volta che arriva qualcosa di buono. sperare in niente per godere di poco. molto meglio che sperare in grande per soffrire del poco che si ottiene. si dice che chi semina vento raccoglie tempesta, ma è la tempesta poi così negativa? no. ci spinge a lottare per la vita. ci fa sentire vivi. ci fa apprezzare anche le più semplici cose. la calma piatta ci rende abulici. e il navigare senza vento è impossibile. lottare nella tempesta della vita sempre. mai darsi per vinti. mai cedere. credere sempre. ubi maior minor cessat


    Pasi 2006




    October 13

    Infinito

    ed era ancora lì sul sentiero. si stava facendo buio. il crepuscolo avanzava rumoreggiando. il vento soffiava silenzioso sulle sue spalle. la sua dimora non poteva esser lontana. anche se non la vedeva. non poteva. non più. la sua vista era ormai corrotta. il suo animo pure. solo il suo cuore conosceva la strada. ma faceva fatica a sentirlo. ad ascoltarlo. aveva paura, per la prima volta. e la paura può annichilire anche il più coraggioso degli eroi. e il tempo degli eroi era finito da molto. niente più draghi quindi niente più eroi. solo principesse. e qualche orco malvagio. nulla per cui valesse la pena combattere. casa. che strana parola che rimbombava nelle sue orecchie. quasi sconosciuta. perlomeno inutilizzata da tempo immemore. ma sempre presente in fondo al suo spirito. le civette facevano sentire il loro segnale. era vicino. non sapeva se fidarsi. vicino a cosa? a casa? non lo sapeva. non poteva. doveva ascoltare. respirare. continuare senza fermarsi. senza voltarsi. senza rimorsi. volare. volare libero. finalmente. leggero. niente più crepuscolo. solo una lunga ed indefinita alba sopra il mare infinito.

    October 02

    Vento Silente

    il vento soffiava forte come ogni sera. era autunno inoltrato e le giornate erano relativamente corte. e il vento soffiava. almeno così pareva. gli alberi che ondeggiavano, le persiane che sbattevano come ali impazzite. cartacce che svolazzavano impunemente nell'aria. stranamente nessuno in giro. strade deserte. nessuna auto. nessun movimento. solo lui. che a fatica stava in piedi. stanco per il lungo viaggio. e il vento aumentava. silente. perchè lui non lo udiva. strana sensazione. strana ed angosciante. sentire il vento sulla propria faccia ma non udirlo. impossibile si direbbe. e così pensava lui. sto sognando, fu il suo primo pensiero. perchè è assurdo non udire un tal vento. forte, che spinge quasi a terra. ma nessun rumore. nemmeno il frusciare degli alberi. nè le persiane sbatacchiare. nulla. silenzio. assurdo. e nessuno in giro. tutto sembrava morto. tutto sembrava assente. come se tutto se ne fosse passato. come se il tempo non esistesse più. e lui girava. camminava. correva. spaventato. ansimante. angosciato. alla ricerca di qualcuno. di qualcosa. di un rumore. di una voce. di un sussurro che potesse confermargli di esser vivo. ma nulla di tutto questo. ad ogni angolo sperava di poter svoltare ed incrociare con lo sguardo qualcuno. niente. percorreva le strade conosciute sperando di avvistare una presenza umana. o anche un animale. ma oramai anche la speranza stava andandosene. così some pareva che tutto avesse lasciato questo paese. arrivato a casa non trovò nessuno. nè si aspettava nulla di differente. accese il televisore ma nessuna immagine nè suono ne fuoriusciva. e si accorse anche che nessun rumore esisteva più. nemmeno quello dei propri passi. temeva di essere diventato sordo. gridò. e sentì la propria voce disperate distruggere il silenzio. non era sordo. era solo. uscì di casa e salì in macchina. guidò per qualche ora senza incontrare nulla. cosa poteva essere successo? fino a qualche ora prima stava pranzando coi colleghi. poi andò in bagno. l'ultimo rumore che si ricordava era quello dello sciaquone. poi il silenzio. era come se avesse gettato nel cesso il creato. e avesse tirato l'acqua. si mise a ridere. un sorriso amaro. disperato. si chiedeva se fosse stata davvero opera sua. millenni di evoluzione distrutta in sol colpo. e di nuovo un sorriso sul suo volto angosciato. questa volta il sorriso era malefico. un ghigno mellifluo. il piede pesante sull'acceleratore. risate forti permeavano l'abitacolo. ed uscivano dal finestrino abbassato. l'umanità annientata in sol colpo. ghigno. così semplicemente. senza sforzi. adesso rideva incontrollato. la sensazione di smarrimento spariva velocemente. l'angoscia veniva sostituita dalla consapevolezza. e il dolore si tramutò in gioia suprema. sapeva di aver vinto la guerra. senza armate infernali. satana aveva sconfitto dio. con un colpo di sciaquone.

    Pasi 2006
    September 15

    Il Patto

    Natale. Aveva deciso di farla finita con la sua esistenza fatta di dolore ed angoscia. Non voleva più avere a che fare con un mondo cui sentiva di non appartenere. Non si era mai sentito a suo agio tra i suoi simili. Solo. Man mano che gli anni passavano si sentiva sempre più solo. Aver studiato non lo aveva reso felice. Né l’aver viaggiato. Si sentiva incompreso, nonostante i vari attestati di stima che aveva ricevuto nel corso della sua esistenza. Parole vuote. Ecco cosa gli sembravano. Ed ora era Natale. Di nuovo. Non lo aveva mai festeggiato. E non avrebbe cominciato a farlo proprio ora. Si era rifugiato nella sua baita in montagna. Isolato dalla civiltà. Non era nuovo a tali atteggiamenti isolazionisti. Ma stavolta era diverso. Un Patto. Aveva deciso di farla finita. Di togliere il disturbo. Ad una condizione. Se nessuno si fosse ricordato di lui in quella giornata così importante per tutti quanti - o almeno questa era la sua impressione – sarebbe partito. Per sempre. Senza rimorso. Senza lacrime. Con dolore.

    Si alzò di buon ora quel mattino e dalla piccola finestra della sua camera venne accecato da una forte luce bianca. Pur senza gli occhiali capì che stava nevicando. Amava la neve. Gli dava un momento di tregua dai suoi pesanti pensieri. La guardò cadere lentamente, senza pensare a nulla. Con stupore come un bambino di fronte a un gioco di prestigio. Senza parole. Senza fiato. Essere candido, cadere fievolmente e sparire in una fredda distesa di ghiaccio. Così avrebbe voluto essere. Indistinguibile. La neve continuava a danzare nel cielo e lui decise che era ora di alzarsi dal letto. Non faceva freddo. Si vestì lentamente, quasi in maniera rituale. Sempre guardando fuori, verso il paesaggio imbiancato. Silenzio. Tutto era così fantasticamente silenzioso. Immobile. Solo la neve che volteggiava disarmonicamente nell’aria. Scese in dispensa a passi decisi. Era pur sempre Natale e anche lui avrebbe avuto il suo banchetto natalizio. Come tutti. Diversamente da tutti. Il suo pranzo avrebbe avuto un sapore speciale. Ma ancora non sapeva quale. Né lo immaginava. La preparazione fu lunga. Come ogni cosa ben fatta richiese del tempo. Anche se ormai il tempo era diventato un concetto alquanto relativo. Più che altro morto. Come la sua anima del resto. Ricordava di tempi passati, ormai remoti, in cui era solito rimanere a casa per il pranzo di Natale. Luculliane portate e la famiglia riunita. Ma ciò non evocavi in lui caldi e dolci ricordi, semmai solo amarezza e stanchezza. Casa e famiglia. Due concetti che mai aveva sentito propri. E che mai era riuscito a fare propri. Cosa era una casa? E una famiglia? Non lo sapeva e non lo avrebbe mai saputo. La neve continuava nella sua strana sinfonia e i suoi ricordi sparivano tra i vortici violenti del suo animo inquieto. Le montagne si ergevano tutt’intorno immense trasmettendo una sensazione di quiete, di angosciante tranquillità. Il vento, la neve, i ricordi, tutto quanto si posava sull’arido terreno fuori dalla casa. Mentre mangiava viaggiava con la sua mente. A ritroso nel tempo. Rievocava tutto ciò che di bello aveva visto, rievocava gli amici, le feste e i bei momenti. Ma non bastava a riempire il vuoto che aveva dentro di sé. Ed ora c’era il Patto. Firmato col sangue del suo cuore. Sangue che sgorgava direttamente dalle ferite apertesi nel corso degli anni. Ferite mai rimarginatesi e mai dimenticate. Stava per lasciarsi tutto alle spalle, senza rimorso. E senza più voltarsi indietro sarebbe andato avanti. La natura che lo circondava e che ben conosceva gli infondeva una strana sensazione. Di calore. Come il grembo materno. Sicurezza. Non si era mai sentito veramente al sicuro. Ma qualcosa di non ben definito gli dava sicurezza. Non aveva paura. E il tempo passava. Come sempre. Senza novità. Solo. Nessuno all’orizzonte. E nessuno alle spalle. E nessuno a cui sostenersi. I ricordi di bei periodi passati lo rendevano malinconico. Un alito di nostalgia lo avvolgeva e alcune immagini piacevoli riscaldarono per un istante il suo spirito. Erano le illusioni ed i sogni di una vita che tornavano, come tetri spettri dai lunghi tentacoli assassini, che riemergevano dalle profondità mente. Correvano, strisciavano, avvolgevano senza lasciare speranza. Spettri portatori di morte. Perché i sogni erano la culla della disperazione. Ma fra poco non avrebbe più ceduto alle illusioni, ai sogni. Non si sarebbe più fatto ingannare. La gioia dei sogni illusori ed effimeri avrebbe lasciato spazio all’arida e ghiacciata delusione della sconfitta. Aveva sempre creduto di poter vincere, ma era una semplice chimera. Uno dei tanti scherzi che gli spettri ci giocano. L’unica verità era la sconfitta. E il tempo a disposizione per cambiare il corso degli eventi era ormai esaurito. La tavola era oramai sgombra da cibo e stoviglie. Tutto era pulito. Tutto era candido. Dentro e fuori. Era notte e nulla era cambiato nel corso della giornata. Il vento si fece sordo e la neve cupa. Salì verso la camera. I passi erano silenziosi come la natura. Aprì la porta ed entrò sicuro. Accostò la porta alle sue spalle. La finestra di fronte a lui era spalancata verso l’eternità. O verso la fine. Il fuoco era ormai morto da lungo tempo. La luna chiamava e gli alberi sospiravano. Nessun rimorso. Il vento - una voce. E la porta si spalancò. E il fuoco si dimenticò di esser morto.

    September 10

    Malattia Mentale

    e veniamo alle questioni sentimental-romantico di stampo morale-esistenzialista inserite in un più ampio contesto paranoico-pessimista di chiara matrice alcoolica condizionate dalle fasi lunari.

    non so per quale aberrante motivo mi sto per impantanare in un logorroico e inconcludente discorso inerente una sfera della vita che mi riguarda ben poco. e non si tratta di ricamo e cucito. purtroppo. nei lunghi giorni estivi passati in riva al fiordo a rimirare il magnifico paesaggio nordico spesso e (mal)volentieri il mio già turbato e infermo cervello è stato assalito da inquietanti e angoscianti pensieri riguardanti quella magica seppur alquanto oscura sfera della vita dell'uomo chiamata amore. ok la paraola detta così suona forte. soprattutto perchè non penso di averla mai pronunciata. fa parte di quel vocabolario mai, o raramente, utilizzato dal sottoscritto. assieme a parole come metempsicosi, paralipomeni, partenogenesi, otorinolaringoiatra, rabdomante, acido acetilsalicilico. non so perchè ma inizio a sentirmi inquieto, agitato, impaurito. più proseguo nel mio cammino in questo buffo pianeta e più mi sento estraneo a molte cose. e una di queste è proprio il mondo dei sentimenti. a dire il vero speravo che per quanto riguardasse perlomeno la sfera prettamente sessuale mi andasse meglio durante questa estate, ma a causa forze maggiori ho dovuto dare forfait e non piantare nessuna bandierina sul mio personale risiko. ho già perso il senso del discorso. altro che logorroico. direi che sono più sull' afasico inconcludente contorto. saranno le birre che sto trangugiando avidamente. tornando al discorso iniziale. ho un serio problema. il mio cervello. dovrei spegnerlo. o perlomeno non ascoltarlo. ma non ci riesco. e così vado avanti di paranoia in paranoia. cosa c'entra col discorso che stavo facendo? c'entra. penso. credo. la difficoltà primaria è che ho un cervello idiota che mi impedisce quasi sempre di buttarmi sulla preda. anche in stagione di caccia. ma per fortuna viviamo in una società paritetica e quindi mi viene incontro il fatto che può capitare il fatto imprevedibile che la preda diventi cacciatrice. ed è per questo che me ne sono venuto al Nord. anche se non sempre va tutto liscio, comunque sempre meglio che in Italia. e torniamo al personaggio principale di quesa tragicommedia a carattere farsesco in atto unico: il mio (fottuto) Cervello. con presenza speciale: le Signorine Paranoie. tra i vari attori come non ricordare la star dello spettacolo: Madame Sfiga. tra le apparizioni segnalo i Sogni, gli Incubi e la Realtà. si parte solitamente con la Realtà che si presenta sotto forma solitamente di avvenente vichinga, tendenzialmente bionda, occhi chiari easpetto vagamente androgino. di solito è accompagnata da altre sue simili, autoctone della zona. all'inizio il grado bovino è molto basso, ma può aumentare a dismisura, andandi di pari passo con il Tasso Alcoolico. altro personaggio sempre presente in quest'unico atto, il cui copione non è mai stato scritto. solo il dramatis personae è nero su bianco. il resto varia così come variano le situazioni della vita reale. in definitiva è un dramma reale. o un reale dramma. sono la stessa cosa. l'ambientazione non è meglio specificata, ma un qualsiasi pub va bene. il giorno può essere un sabato qualsiasi. ora tarda della sera. già notte diciamo. si diceva della Realtà. che spesso si presenta sotto le spogle della Gafi. a volte pure in veste plurima, ovvero di Ghefi (caso particolarissimo di costruzione del plurale). e tali Ghefi spesso sono accompagnate dai Bovi. tipici abitatori delle Lande Nordiche. come riconoscerli? dallo sguardo tipico di chi ha contratto la BSE, la disarticolazione della lingua che non permette altro alla bocca che emettere dei monosillabi privi di significato e dall'abbigliamento solitamente monomarca tendente al ridicolo. a tale definizione, tipica del Bove in generale, il Bove delle Lande Nordiche aggiunge la presenza costante di un bicchiere di birra costantemente a metà. per trovare l'altra metà basta guardare la maglietta e i pantaloni. il Bove ha infatti seri problemi a tenere un oggetto in equilibrio in mano. l'entrata in scena di questi buffi personaggi solitamente inquieta alquanto il nostro solerte Eroe alla disperata ricerca della propria Gafi. il timido Eroe adocchia spesso delle succulente et radiose prede che pascolano allegramente anche nei più remoti luoghi delle Lande Nordiche. queste Ghefi, che come dicevasi non sono altro che la Realtà in persona, solitamente sono notevolmente predisposte per una intercomunicazione. riescono ad utilizzare addirittura dei bisillabi, sempre prima di un certo orario ovviamente. poi si standardizzano verso il livello bovino. questo  dovuto all'intervento del Tasso Alcoolico, che solitamente non sopraggiunge negli ameni pascoli prima della mezzanotte. le Ghefi hanno spesso la dote magica di rendere il Cervello del nostro amato Eroe simile ad un omogeneizzato. o delle mele cotte se preferite. il nostro Eroe si conforma al Bove medio, ma purtroppo gli mancano quelle caratteristiche tipiche bovine, quali la monosillabicità, e pertanto viene sempre escluso dal banchetto sabbatico che ogni sabato notte viene consumato in tutto il Regno delle Ghefi (e dei Bovi per esteso). il nostro Eroe non sa oramai più che strada seguire, se bovinizzarsi definitivamente oppure se cambiar Regno e cercar fortuna in quel di Figlandia. nelle sue elucubrazioni mentali più ardite l'amatissimo Eroe è spesso pergiunto alla semplice ma dolorosa risposta di esser giunto non in un Regno ostile, ma su di un pianeta sbagliato. come il negroni. a cui ha sempre preferito un bel mojito. ma il nostro Eroe non può cambiar pianeta, per ora, e quindi si trova a dover combattere contro dei duri nemici. come il Cervello Pensante, la Sfiga Pelosa, la Congiunzione Astrale e il Tempismo. vi chiederete chi mai possono essere questi personaggi con siffatti nomi, terribili al solo pensarli e che stridono acremente al pronunciarli. il Cervello Pensante in realtà non è un cattivo in sè e per sè. risiede in (quasi) ognuno di noi, anche se spesso rimane silente per tutta la vita. in molte occasioni dà il suo contributo nel corso della nostra miserrima vita e spesso ci dà una mano. ma al nostro fantasmagorico Eroe ha anche spesso creato dei problemi alquanto bizzarri e fastidiosi. chiamati Paranoie e Seghe Mentali. soprattutto le prime, devo ammettere. le Signorine Paranoie traggono sangue proprio dal Cervello Pensante, nascono da esso, si nutrono di esso e ritornano immancabilmente in esso. per poi rimanere silenti ma in agguato per sempre. per l'eternità. sono molto fastidiose e impertinenti. hanno la facoltà di distorcere la visione della realtà, come in un caleidoscopio. un caleidoscopio di cazzate. e se già in partenza si era in presenza di gran numero di cazzate, capite bene che ci sitrova di fronte ora ad una quantità inenumerabile di cazzate. tali Signorine Paranoia non si possono uccidere, si possono forse solo ridurre all'impotenza, ma per giungere a ciò si dice che l'unica strada da percorrere sia l'ascetismo mistico-sincretico di fede malthusiana con ovvi riferimenti socratici. strada impervia costellata di scheletri e pazzi. e di pazzi scheletri. coloro che hanno cercato di giungere alla fine della via ma hanno miseramente fallito, cadeno dapprima nella condizione mentale forse meno dolorosa che si possa concepire, ovvero la pazzia, e infine cadendo sotto i colpi di falce dell'ineluttabile e immarcescibile Morte che instancabile compie il suo dolce lavoro ogni giorno. da sempre. per sempre. ma il nostro Eroe non prenderà questa strada. mai. anche perchè è già pazzo. o sono gli altri ad esserlo? chi può dirlo. chi si può considerare sano? e chi pazzo? e comunque quando la Nera Mietitrice arriva non fa differenze. carne siamo e polvere diverremo. tutti quanti. nessuno escluso. si diceva delle Signorine Paranoie. maledette angustiatrici di sogni. devastatrici di scorci di sanità mentale. insinuatrici di Dubbi. malefiche meretrici che si accoppiano con ogni più remoto Desiderio per infettarlo col loro seme maligno. facendo nascere delle visioni che sembrano la Realtà ma non lo sono. sono solo dei figli bastardi nati non dall'amore nè dal desiderio ma dall'inganno e dalla malvagità. e così il nostro Eroe si trova spesso a dover capire quale sia la Realtà, arduo compito che lo ha spesso visto sconfitto e prossimo al nichilismo autolesionista post-esistenzialista. le Signorine Paranoie sono anche molto fastidiose, sono come delle maledette zanzare durante le afose giornate estive in una qualsiasi topaia di un sobborgo medio in una zona monsonica sovrappopolata. ronzano intorno alla vittima come delle mosche intorno alla merda. solo che le mosche non hanno facoltà di parola. loro sì. e la loro voce è tediosa come quella di mario giordana, ex direttore di italia uno. ve lo ricordate? quell' "uomo" di circa 40 anni con la faccia da bambino e la voce da impertinente bambino saputello del cazzo che pensa di essere il più bravo? non ve lo ricordate? meglio per voi. comunque le Signorine Paranoia hanno la stessa voce. e lo stesso grado di simpatia. si diceva poi dell'esistenza di altri temibili nemici, tutti provenienti dall più remote Lande Arzigogolate, contea vischiosa degli Imperi delle Emorroidi a Grappolo. si nominava la terribile e arcana Sfiga Pelosa. da non confondere con la quasi omonima Figa Pelosa, la cui origine è però celestiale. costei infatti giunge dalla Galassia Pelvica, Contea dei Grandi Boschi, confinante con la Contea delle Grandi Pianure (in cui vi abitano, ovviamente, le Patatine Rasate). inframezzata dalla Contea Indecisa. de gustibus non disputandum est, dicevano quei gran dotti dei latini. ma della Figa Pelosa si parlerà a tempo debito. ritorniamo con dolore alla Sfiga Pelosa. essa non è altro che una versione elevata alla ennesima potenza della Sfiga Comune, o meglio trattasi della versione specifica inerente al campo della caccia. costei si presenta al nostro Eroe ogni qual fottutissima volta costui è intento in uno dei suoi sport preferiti. il tentativo di caccia. avete capito bene. il tentativo di caccia. chiamarla caccia sarebbe eccessivo. come definire hitler un santo pacifista. comunque, durante i tentativi di caccia il nostro Eroe agisce solerte come un bradipo stanco. e già questo riduce le percentuali di riuscita. comunque se anche il bradipo non si è estinto....... durante le azioni decisive molto spesso ecco che giunge quella maledetta disturbatrice della Sfiga Pelosa. silenziosa, effimera, sgusciante, arguta. sotto differenti spoglie. può presentarsi come Cofano Obstruente, che con la sua immane mole copre il campo viso e permette alla preda la fuga. chiamata in gergo scientifico dagli studiosi del Centro Gnoseologico "Fuga della Figa". liberarsi del Cofano (di cui esistono altre versioni come quello Fetido, quello Urendo e quello Molesto) è abbastanza semplice, essendo la sua velocità media nonchè la sua agilità notevolmente inferiore a quella di qualsiasi altro bipede non in stato comatoso. altra mentita spoglia sotto cui si può presentare la Sfiga Pelosa è quella della Proprietà Privata. trattasi in questo caso non più di preda, bensì di animale domestico, dei cui servigi già altro eroe gode. anche se ci sono delle Proprietà Private Comuniste. il bene della comunità prima di tutto. ma bisogna stare sempre comunque attenti ai proprietari. la Sfiga Pelosa può poi arrivare come Server Full. ovvero il server è pieno e la domanda verrà rimandata al mittente. è solitamente il caso più comune. metà delle volte la caccia va male proprio per questo motivo, metà perchè si frappone un Cofano e un'altra metà perchè arrivano le Signorine Paranoia, ovviamente sempre quando il campo è libero dalle Sfighe Pelose. e qui si potrebbe iniziare a parlare delle Congiunzione Astrale. pare che all'alba dei tempi, soprattutto del congiuntivo, le Madri del Tutto decisero che mai e poi mai Sfighe Pelose e Signorine Paranoia si potessero incontrare. il perchè di questa buffa scelta non è dato sapersi, ma fonti molto attendibili dicono che lo fecero per dispetto nei confronti dell'umanità. maledette birichine. l'ultimo nemico che il nostro Eroe si trova sempre ad affrontare è il Tempismo. è sempre stato più forte di lui. essere fuori tempo. o in anticipo o in ritardo. mai preciso. ma che tipo di nemico è costui? beh non è cattivo, forse non è nemmeno giusto definirlo nemico, in quanto lui non ha nemici. lui non ha problemi con gli altri. semmai sono gli altri ad avere dei problemi con lui. il Tempismo esiste da sempre. è un concetto che il nostro Eroe fatica a digerire. il Tempismo è semplicemente quella forza che fa si che le cose siano coordinate affinchè l'entropia generale dell'universo si mantenga il più prossima allo zero. ovvero fa si che ci sia una perfetta coordinazione tra gli eventi. peccato che il nostro amato Eroe sfugga alle più semplice regole di cordinazione. sin da quando era un piccolo Eroe Elementare, nel senso che frequentava le scuole elementari, aveva sempre una certa qual difficoltà nel coordinare azioni, pensieri e movimenti. ua sorta di afasia. più simile all'idiozia comunque. tale atavico problema mai superò ed è per questo che il Tempismo si fa beffe di lui, mettendolo nel momento sbagliato al posto giusto. o nel momento giusto nel posto sbagliato. o anche nel posto sbagliato al momento sbagliato. bene. la presentazione dei cattivoni è finita. per il momento. si diceva del nostro Eroe. nel frattempo si è spostato e ha adagiato le sue stanche natiche su una alquanto scomoda seggiola in un ben noto pub centrale. la Rimessa. locale di medie dimensioni in cui è solito spendere i pochi soldi che si ritrova. in birre. molte birre. la bevanda degli eroi. e intanto ripassa mentalmente le strade percorse. i luoghi visitati. le occasioni perse. i successi. le sconfitte. i pareggi. e in sottofondo scorre la colonna sonora della sua esistenza. ovvero una accozzaglia di musiche differenti. di solito il nostro amato Eroe trova in questo luogo di perdizione degli amici di mille mila avventure per questo mondo di ortiche. ma alla fine si ritrova sempre solo sulla strada verso casa. anche se casa non ne ha. concetto difficile quello di casa. forse è in un remoto angolo della Galassia Glassata. posto assai difficile per il nostro Eroe. essendo lui diabetico il solo nominar tale Galassia gli crea uno scompenso glicemico quasi mortale. forse casa sua si trova invece nella Galassia Salmastra, fetida zona composta da liquidi di ogni tipo, come quelli amniotici, quelli fecali, quelli mestruali, e così via. ma forse casa sua è altrove, nella Galassia Assurda. dove per entrare bisogna uscire. e una volta entrati non si può più uscire. ma quanto pare nessuno è mai riuscito ad entrarvi. o forse nessuno la ha mai trovata. o forse non esiste. il nostro Eroe però esiste, per sua sfortuna. e sta cercando la sua stramaledettissima dimora. il vagabondare lo ha reso sempre più stanco. oramai prosegue per inerzia. senza meta.

    ...continua...

    ...forse...

    ...se mi va di scrivere...


    comunque tutto questo per dire che quest'estate non me la hanno data.

    potevo essere più sintetico? si, ma non mi sarei divertito a spaccarvi le balle.....

    Pasi